La paura della paura

(continua dall’articolo "Aurora si sente male")

Una volta terminato l’attacco di panico, tutto torna tranquillo.

Scompare la paura, se ne vanno quei sintomi terribili, la nostra vita torna a scorrere.
Questo è quello che in teoria dovrebbe succedere, ma nella pratica le cose sono molto diverse.

L’attacco di panico lascia in genere delle conseguenze. Innanzi tutto, vogliamo sapere cosa ci è accaduto.
Non è possibile che quello che abbiamo provato sia una cosa passeggera. A pensarci bene, non è vero che ora è tutto passato: siamo stanchi, avvertiamo dei sintomi inspiegabili qua e là, siamo "strani". Così, iniziamo a sfogliare enciclopedie, pagine web, confrontiamo i nostri sintomi con quelli corrispondenti alle patologie che più sospettiamo.
Pensiamo attentamente alle nostre mosse prima del malessere, a cosa abbiamo mangiato, se abbiamo fatto sforzi.
Ci rechiamo dal medico, chi meglio di lui può aiutarci? Ci deve prescrivere degli esami, misurare la pressione, sentire il cuore.

Da quando siamo stati male siamo diversi da prima, più insicuri e preoccupati. Abbiamo "la paura della paura".

Temiamo che lo stato di malessere possa tornare, e, per scaramanzia, forse senza accorgercene, evitiamo alcune cose che abbiamo fatto prima di stare male. Ad esempio, possiamo volontariamente non mangiare ciò che avevamo consumato quel giorno (e, tra l’altro, prima di allora non ci aveva dato problemi), non uscire ad una certa ora (sarà colpa della confusione), evitare alcuni locali (se siamo stati male in un certo luogo, non vogliamo più andarci) o alcune persone (possiamo farci l’idea che il chiacchierare con tizio ci innervosisca).
Tendiamo quindi a pensare che siamo stati male per qualcosa che non possiamo controllare (il traffico, la folla) e mettiamo in atto una serie di evitamenti che, secondo la nostra filosofia, ci saranno di grande aiuto.

Altre volte, nonostante i nostri timori, ci sembra che tutto sia più facile se qualcuno ci accompagna. Meglio non spostarci più con i mezzi pubblici, siamo tranquilli se veniamo accompagnati in automobile. Meglio non uscire da soli, perché se stiamo male, chi ci soccorrerà? Così, un po’ alla volta, quasi senza accorgercene, la nostra vita subisce delle limitazioni, non siamo più liberi di decidere per noi stessi, perché è l’ansia a dire cosa dobbiamo fare.

Quando è l’ansia a comandare, non siamo più soddisfatti di noi, non riusciamo ad essere efficienti, a portare a termine i nostri impegni, e finiamo col diventare parecchio tristi.

Per colpa dell’ansia anticipatoria, di questa paura della paura, gli studenti non osano dare gli esami, gli impiegati faticano a stare negli uffici, gli insegnati non riescono a spiegare alla loro classe, le casalinghe non vanno più a fare la spesa, gli automobilisti non se la sentono di guidare.

(continua con l’articolo "Aurora inizia a curarsi")

Alessandra Banche

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parte ii
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