L'incomunicabilità

Salve Dottoressa, sento di dover mandarle questa mail, sento di dover parlare, di cacciare fuori questa parte buia che mi lascia tremante in un angolino della vita con gli occhi chiusi a metà.
Avverto quel senso nero che è l'incomunicabilità, l'impossibilità di essere compresi e di comprendere, niente vale la pena se non c'è compartecipazione ed empatia. Vivo da sempre la svalutazione delle mie capacità, delle mie emozioni da parte degli altri.
Nessuno approva mai le mie scelte, vivo l'inquietudine del mio io che come un fascio di luce attraverso un prisma di cristallo diventa molteplice.
Svalutazione totale di ogni mio tentativo, il mondo è un appartamento ostile senza tetto in cui cade la pioggia di dicembre, mi bagna e sono zuppo.

Non ho voglia di agire, l'azione è una strada diretta al dolore.
Quando hai la consapevolezza che i tuoi sogni non si realizzeranno mai, smettono anche di esser sogni, diventano chili e chili di paura da portare sulle spalle ogni giorno. Perché ho perso l'illusione?, eppure sono giovanissimo (23anni).

Questa non è tristezza (magari lo fosse!), non è malinconia, non è un problema da risolvere, è l'annullamento di tutto, niente esiste e soffrendo ce ne rendiamo conto.

La felicità è una grossa bugia. Sono confuso, i giorni passano e la vita scivola via veloce come la sabbia fra le dita, è come stringere l'aria, è come sentirsi estranei a tutto, a se stessi, alla vita cosi come alla morte. Non credo. Non spero. Non piango neppure più, a cosa servirebbe?... è che siamo diversi? diversi da chi e da cosa? da dove arriva il popolo che mi invade l'anima? Dov’è l'interruttore per spegnere questa macchina?

Fabrizio

Vedi tutti gli articoli pubblicati dall'autore
il dolore
1]


Il sito Disclaimer Mappa del Sito Area riservata