Il disagio senza parole

Il disagio senza parole Zoloft, Zyprexa, Xanax, Cipralex: pastiglie che ho preso per un certo periodo della mia vita.
Tutto è iniziato quando un mio amico, che lavorava in ambito psichiatrico, mi ha detto: "Fatti aiutare, ne hai bisogno".

Io l'ho ascoltato, senza neppure analizzare ciò che facevo, senza sapere come si chiamava il mio disagio, mi sono rivolto alle strutture ospedaliere.
Era evidente che stavo male e che volevo lenire il mio dolore.
Dopo un breve colloquio il dottore si accorse che nascondevo in me pensieri alquanto strani, mi prescrisse Zipralex, una pastiglietta gialla dal sapore buono.

Seguirono altre visite che mi diedero modo di provare molti farmaci, passai dallo Xanax, l'ansiolitico più conosciuto, all'antidepressivo.
Ho provato lo Zoloft, alla fine il Cipralex, insomma, sono un intenditore del campo ormai. È facile risolvere i propri problemi con delle pastiglie, ma il rischio è di diventare un lavandino. Questi farmaci fanno stare meglio, ma anche peggio. Ci sono degli effetti collaterali per ognuno di essi. Io ho iniziato ad avere problemi di concentrazione.

Chi non si sa concentrare, in questa società che ci vuole così veloci, rimane indietro. Essere lento, fare meno di quel che potenzialmente avrei potuto fare, fare meno di quello che la gente si aspettava da me, ha portato a problemi di autostima: pensavo di non valere più nulla, visto che potevo fare poco.
Chi mi era vicino se ne accorgeva, non poteva capire il mio malessere, io non potevo spiegare quello che era "un grosso disagio senza parole".Ora sto meglio, ma ancora molti interrogativi sono rimasti irrisolti.

Mi rendevo conto di quel che stava succedendo?
Stavo entrando in un vortice ma forse non lo sapevo, oppure non volevo saperlo.

Luca

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