Ad aprile le rondini non hanno covato

Voglio raccontarvi  una storia,  quella di mio marito, giovane, in salute, felicemente sposato, con figli, un ottimo lavoro, che un giorno decide di impiccarsi ad un albero.

Mi chiamo Barbara ed ho 37 anni.
Mio marito si è tolto la vita il 7 luglio 2005, impiccandosi ad un albero all'età di 38 anni.
Mi lascia sola con una bimba di 22 mesi ed un altra in arrivo.

Depressione endogena: questo hanno detto i dottori.
Ma che cos'è, e soprattutto, cosa vuol dire?
Io ho vissuto accanto a lui per sei anni: una relazione fatta di tutte le caratteristiche giuste perché funzionasse.

Dialogo aperto, confronti, scontri, complicità, passione, amore, stima, ecc..
La sera prima che si uccidesse parlavamo dei probabili nomi del  bimbo che aspettavamo.
Avevamo comprato da pochi mesi una roulotte usata per andare al mare.
Avevamo già fissato con l'impresa che a settembre ci avrebbe finito i lavori della casa. Quindi tutti progetti rivolti al futuro, propositivi.

Eppure quel venerdì mattina è andato in un bosco, lungo un torrente, mi ha scritto una lettera, ha raccolto dei fiori di campo per me, e si è tolto la vita.
Si parla delle depressioni cosiddette "conclamate", ma nessuno parla di quelle più pericolose, di quelle per le quali non ci sono avvisaglie, sospetti.
Nella lettera parla di "un mostro che logora progressivamente corpo e mente", parla di una "battaglia" con un nemico dentro se stessi.

Non mi rassegno all'idea che forse avrei potuto scorgere qualcosa dietro al suo dimagrimento, dietro alla sua stanchezza per il lavoro nonché alle sue lamentele per quanto lo impegnasse.
Ultimamente si dimenticava le cose, anche le più recenti.
Aveva comprato alcune cose per il fai-da-te che non aveva poi portato avanti.

Troppo facile adesso, alla luce della tragedia, interpretare certi particolari!
Però anche fino a pochi decenni fa si moriva di anoressia perché non era stata riconosciuta come malattia o non se ne riconoscevano  i sintomi, per l'ignoranza della patologia.
Oggi, invece, i genitori hanno degli strumenti in più, perlomeno per sospettare di qualcosa che sta succedendo ai loro figli se si presentano dei fenomeni ben precisi.
Io dico allora, si fanno tante campagne per promuovere mille cose, perché non parlare di questi suicidi.
Forse anche mio marito ha sottovalutato quello che gli stava succedendo, per ignoranza.
Non sapeva con cosa aveva a che fare.
Non ha mai mostrato niente, se non le solite lamentele per i problemi quotidiani che affliggono tutti.

Mai e poi mai avrei pensato all'epilogo che poi si è verificato.
Spero di sensibilizzare qualcuno.

Barbara da Firenze

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