L'ipnosi

L’ipnosi era praticata fin dall’antichità presso le popolazioni orientali, ma in Europa è ricordata in associazione al nome di Mesmer: egli credeva nella possibilità di far passare del fluido magnetico tra l’ipnotizzatore e l’ipnotizzato, i suoi seguaci erano suggestionati e convinti di trarre benefici da ciò.

Un altro nome ricordato per gli studi sull’ipnosi è Freud, padre della psicoanalisi che all’inizio della sua carriera la riteneva una valida cura dell’isteria.
Attualmente l’ipnosi è ancora utilizzata anche se è presente tra alcuni terapeuti un certo scetticismo sulle sue potenzialità.

La parola ipnosi deriva dal greco, vuole dire sonno e in effetti molti pazienti si aspettano di essere indotti a dormire e di non ricordare più nulla al risveglio. Questa e altre false credenze sono presenti nell’immaginario comune della gente, derivano da conoscenze superficiali del fenomeno.

Ipnotizzare una persona non significa farla addormentare, ma aiutarla ad entrare in uno stato mentale di coscienza, in cui si è molto ricettivi nei confronti degli stimoli, e si può rispondervi. Implica la modificazione da uno stato della mente ad un altro, accompagnato dalla variazione di numerosi parametri fisiologici: riduzione del battito cardiaco, della respirazione, della conduttanza cutanea.

Si può giungere ad uno stato mentale ipnotico sia attraverso agenti interni (pensieri) che esterni (situazioni di paura o piacere).
L’ipnosi può essere autoindotta (si parla di autoipnosi, considerata pericolosa perché non è semplice uscirne) oppure indotta da altri.

Chi induce uno stato ipnotico ad un altro, può farlo avvalendosi di una dinamica di potere (in un rapporto paziente/terapeuta autoritario), oppure una improntata sulla fiducia (in un rapporto paziente/terapeuta autorevole).

L’ipnosi non è una tecnica misteriosa, quasi magica, che "obbliga" l’ipnotizzato a fare qualunque cosa gli venga ordinata. Al contrario, non è possibile alterare la struttura etico-morale di una persona, ad esempio, fargli fare una cosa illegale contro la sua volontà.. L’ipnosi come annientamento della capacità di intendere e volere di una persona è un’utopia, ma continua ad essere ancora presente. Normalmente la seduta ipnotica è ricordata, anche se l’amnesia post-ipnotica può essere suggestionata dal terapeuta.

Per indurre un soggetto in stato ipnotico è indispensabile ottenere la sua collaborazione. Sembrerebbe essere più recettivo chi ha maggiore inclinazione all’immaginazione e ai sogni ad occhi aperti.
Si chiede di concentrarsi su un punto, qualunque cosa catturi l’attenzione. Il punto di fissazione non deve essere qualcosa di esterno, ma può essere anche qualcosa di interno, ad esempio una sensazione, una parte del corpo. Quindi, l’immagine dell’ipnotizzatore che fa fissare il pendolo, o la girandola, non corrisponde realmente a ciò che avviene in terapia. Le sedute ipnotiche vengono registrate e poi riesaminate insieme al paziente perché costituiscono importante materiale terapeutico. Lo stato ipnotico è uno stato di trance che potenzia la capacità di metabolizzare nuove idee, allentare i vecchi schemi di riferimento e riconsiderare sotto nuova luce delle situazioni, aumenta la possibilità di risolvere dei problemi in modo creativo.

Durante la seduta può verificarsi il fenomeno della regressione d’età, ci si dimentica del presente e ci si proietta nel passato, si rivivono degli antichi episodi nel qui ed ora, questo può aiutare a far luce sull’origine di sofferenze apparentemente inspiegabili.

Alessandra Banche

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