Quando il bebè non dorme

Che disperazione quando il bebè non dorme, piange e si dispera nella sua culla!

Si può finire per essere in ostaggio del bambino, che urla appena il genitore si allontana, costringendolo a stare lì con lui per lungo tempo, finché non si è addormentato.
Cosa si deve fare?
Qual è il giusto modo di affrontare il problema?

Innanzitutto bisogna indagare su quale sia l’origine di questa difficoltà.
Le cause dei disturbi del sonno nel bambino sono molteplici:

  • 18% cause organiche, tra cui l’ereditarietà, l’età (quando inizia la scuola insorgono maggiori problemi), condizioni connesse alla nascita (cesarei, travagli protratti)
  • 6% cattive abitudini, ad esempio dormire in macchina, dormire troppo il pomeriggio
  • 62% ansia da separazione
  • 22% ostinazione ed irrequietezza
  • 24% cause ambientali, come i rumori, la luce, posizione del letto, qualità dell’aria, cambiare letto
  • 6% altre cause, ad esempio la separazione dei genitori, la posizione rispetto agli altri fratelli (il più coccolato ha meno problemi).

Se fate la somma delle percentuali, essa risulterà maggiore di 100, ma questo perché possono coesistere più cause contemporaneamente.

In passato, le ostetriche consigliavano alle neo mamme, in caso di disturbo del sonno del bambino, di essere molto dure, di lasciare che il bimbo piangesse, perché tanto, prima o poi avrebbe smesso!
In effetti il bambino imparava che tanto nessuno sarebbe andato a consolarlo, e si addormentava.
L’effetto collaterale di tale tecnica era di creare un eccesso di frustrazione, difficile da recuperare.

Anni dopo veniva consigliato di essere più magnanimi, di essere sempre pronti ad accogliere i bisogni del bambino in qualunque momento, appena piange bisognerebbe perciò correre da lui, ma questo comportamento non è per nulla risolutivo del problema: egli continuerà a piangere perché ha imparato che è un ottimo metodo per ricevere attenzioni.

È stato così perfezionata una tecnica che è una giusta via di mezzo: il control cryng.
Essa è da utilizzarsi solo nel caso si sia accertato che le cause della difficoltà di addormentamento siano le cattive abitudini (sarebbe impensabile applicare il control cryng quando il bambino lamenta male alla pancia!).
Gli psicologi comportamentisti assicurano che seguendo alcuni consigli, il bambino non piangerà più prima di addormentarsi entro tre, quattro giorni.

  • Scegliere un orario fisso per mettere a letto il bambino
  • Individuare dei rituali rilassanti (raccontare favole, cantare canzoncine…)
  • Uscire dalla camera prima che si addormenti
  • Si lascia piangere il bambino per cinque minuti
  • Si entra in camera e si sta col bambino per un minuto, lo si rassicura ma non lo si prende in braccio
  • Ci si allontana chiudendo la porta per non sentire il bambino (per alcune mamme è troppo frustrante sentirlo piangere!).
  • Si aspetta per 20 minuti.
  • Si torna in camera e si sta un minuto con il bambino, lo si rassicura.
  • Si esce e si aspetta per 20 minuti
  • Se piange, si ritorna per un minuto.
  • Lo si rassicura come sopra

Si va avanti in questo modo per tre, quattro volte, finché il bambino non si addormenta da solo. Durante le ore di veglia, bisogna recuperare l’eventuale frustrazione stando insieme al bambino e giocando con lui.

Alessandra Banche

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