Balbuzie

 Il fenomeno delle balbuzie è costituito da un’anomalia del normale fluire dell’eloquio che non risulta adeguato all’età del bambino.

Questo disturbo può manifestarsi nelle seguenti modalità:

  • forma tonica: la fase di contrazione dei muscoli interessati si prolunga eccessivamente (cc-casa)
  • forma clonica: le sillabe o i suoni vengono involontariamente ripetuti (ca-ca-ca-sa-sa-sa)
  • forma mista: (c-c-cc-ca-s-s-sa).

Il balbuziente, spesso è combattuto tra il suo desiderio di parlare e la consapevolezza di non poterlo fare, perché si aspetta di fare brutta figura con gli altri.
Come conseguenza, può studiare delle strategie per mascherare il suo disturbo: sostituire la parola critica con intere frasi o accompagnare la parlata con dei tic, quali battere un pugno su un tavolo, muovere la mascella, scuotere il capo.
Questi movimenti muscolari che aiutano a sbloccare l’eloquio col tempo possono essere difficili da sradicare.

La preoccupazione del disturbo può generare ansia e provocare un sentimento di frustrazione, a cui segue scarsa stima di sé.
Il problema del linguaggio può causare difficoltà a scuola (basta pensare all’importanza data all’esposizione orale delle materie di studio), difficoltà nella vita relazionale (può essere imbarazzante l’approccio con l’altro sesso) e professionale (si può essere preclusi da molte professioni) .

L’entità dell’anomalia varia da situazione a situazione ed è più grave quando vi è una speciale pressione a comunicare, mentre è spesso assente durante la lettura orale, il canto o il colloquio con oggetti inanimati o con animali.
Si stima che circa l’1% della popolazione sia affetta dalle balbuzie ed è maggiormente diffusa tra i maschi.
Si tratta di un disturbo presente in tutte le culture.

L’esordio delle balbuzie è, nell’85% dei casi, in età prescolare, raramente avviene dopo i dieci anni.
Inizialmente si manifesta in modo graduale, in genere con parole lunghe, oppure le prime di una frase ed il bambino ne è inconsapevole.

Sembrerebbero esserci fattori predisponenti al disturbo:

  • ereditarietà
  • mancinismo (mancini rieducati al destrismo)
  • ritardo di inizio del linguaggio (50% dei casi)
  • bilinguismo

In alcuni casi le balbuzie guariscono spontaneamente prima dei 16 anni.
In molti casi è invece necessario intervenire dal punto di vista terapeutico per aiutare il paziente non solo a eliminare il fenomeno, ma a gestire l’ansia e a fronteggiare i problemi di autostima.

Si presume che la scomparsa spontanea del disturbo avviene in tre bambini su quattro nel giro di uno o due anni.

Si consiglia di intervenire dal punto di vista terapeutico (farmaci o psicoterapia).
Quando ci si accorge che il bambino dimostra di rendersi conto del problema, mette in atto comportamenti di fuga e commette involontariamente più di dieci ripetizioni o prolungamenti di suoni ogni cento parole.  

Alessandra Banche

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