Anoressia

I disturbi alimentari sembrano essere la malattia della nostra epoca.
I mezzi di comunicazione di massa presentano modelli di donne snelle e soddisfatte della loro vita, suggerendo che è più importante l'apparenza esterna dell'identità interna.
Questi messaggi inducono le giovani a voler assomigliare ad ogni costo alle ragazze protagoniste della televisione e delle copertine dei giornali.

Le vittime dell'anoressia sono femmine caucasiche istruite, economicamente avvantaggiate e radicate nella cultura occidentale. Solo il 5-10% dei casi segnalati sono di sesso maschile, ma le caratteristiche cliniche sono simili a quelle delle donne.
È stato rilevato che a partire dagli anni '60 del secolo scorso l'incidenza dell'anoressia è raddoppiata, mentre è una malattia sconosciuta in quelle parti del mondo in cui il cibo scarseggia e la magrezza non è considerata virtù.

L'anoressia nervosa è caratterizzata dall'ostinata ricerca della magrezza in relazione al terrore di ingrassare.
La paziente perde la capacità di valutare obiettivamente il suo aspetto e nonostante l'evidente calo ponderale, non si sente mai abbastanza magra.
Vengono studiati molti trucchi per evitare di mangiare, per riuscire a saltare i pasti senza "dare nell'occhio", si pratica attività fisica fino all'esasperazione: dimagrire diventa l'unico interesse. Il peso si riduce al di sotto dell'85% del peso considerato normale in rapporto all'età e all'altezza. Nelle donne scompaiono le mestruazioni.
La malattia spesso si manifesta in "brave bambine" che durante l'adolescenza diventano improvvisamente testarde. Nel corso degli anni nella bambina crescerebbe un risentimento per avere sempre obbedito alla volontà genitoriale e la sindrome anoressica sarebbe da interpretarsi come ribellione, un tentativo di affermazione della propria volontà che per anni non è stata sviluppata.

L'anoressia è una malattia che può portare alla morte: il tasso di mortalità è stato stimato intorno allo 0,56 % per anno, circa il 5,6 % ogni 10 anni, percentuale che è circa 12 volte maggiore della mortalità media annua della popolazione femminile dovuta a cause di vario tipo nella fascia di età 15 - 24 anni (6).
Le più comuni cause di decesso sono dovute a complicazioni del disturbo, come arresti cardiaci o scompensi elettrolitici e suicidio.

Il trattamento dell'anoressia spesso prevede ricoveri ospedalieri durante i quali il peso delle pazienti viene tenuto costantemente sotto controllo. La dimissione è consigliata quando il peso ha raggiunto un minimo accettabile.
L'anoressica, durante il ricovero, prova una forte ansia in relazione all'idea di ingrassare e appena uscita dall'ospedale si impegnerà per perdere nuovamente il peso da lei considerato in eccesso. Per tale motivo, i ricoveri brevi e i programmi che richiedono solo di arrivare ad un peso considerato "nella norma" sono poco efficaci, e l'intervento educazionale andrebbe sempre affiancato alla psicoterapia per il trattamento delle condizioni psicologiche come la distorsione dell'immagine corporea, la bassa auto-stima e i conflitti interpersonali. La paziente ha infatti bisogno di sentirsi capita come persona sofferente, di sentirsi ascoltata, altrimenti interpreterà la sua malattia come una lotta in cui l'unica cosa che conta è il suo peso.
L'obiettivo è ottenere nel lungo termine la remissione dei sintomi e la riabilitazione o la completa guarigione.

Alessandra Banche

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