Dipendenza affettiva

                                                          Dipendenza affettiva

 

 La dipendenza è un fenomeno tipico della specie umana e non è di per sé un comportamento patologico, osservando un neonato riscontriamo la sua dipendenza dalle figure adulte , per lui di riferimento nella sua quotidianità. Secondo Bowlby le interazioni tra madre e bambino ( che iniziano già durante la gravidanza, e che vanno dall’abbraccio allo scambio di sguardi, alla nutrizione, alla consolazione ecc ) strutturano ciò che viene definito sistema di attaccamento, il sistema che guida ( anche nella vita adulta) le interazioni e gli scambi relazionali affettivi.

Anche secondo Winnicot , in una situazione ottimale, l’obbiettivo di una buona crescita psicologica si prepara, “ già nel secondo anno di vita, quando il bambino impara a giocare da solo, alla presenza della mamma o del papà impegnati in altro. Da questo atto di autonomia, confortato dalla presenza delle persone per lui più rassicuranti, il bambino comincia ad acquistare col tempo la fiducia in se stesso che gli sarà sempre più necessaria man mano che crescerà”.

In amore , nei legami amicali e sociali esiste sempre un grado di dipendenza che è indissolubile dal sentimento stesso che proviamo per un’altra persona , in questo caso si parla di attaccamento affettivo e non di dipendenza affettiva.

E’ importante precisare: “Che in una relazione , è normale, in particolare, durante la fase dell’innamoramento,un certo grado di dipendenza, rappresentato dal desiderio di fondersi con l’altro, ma questo desiderio funzionale, con lo stabilizzarsi della relazione, tende a sparire. Nella dipendenza affettiva, invece, il desiderio funzionale perdura inalterato nel tempo.

Il dipendente affettivo dedica completamente tutto se stesso all’altro al fine di perseguire esclusivamente il suo benessere, escludendo il proprio, come avviene in una relazione sana. I dipendenti affettivi, solitamente donne, nell’amore vedono la risoluzione dei propri problemi, che spesso hanno origini profonde: vuoti affettivi dell’infanzia, generalmente, in queste situazioni ,il partner assume il ruolo di salvatore egli diventa lo scopo della loro esistenza, la sua assenza anche temporanea da la sensazione al soggetto di non esistere.

Chi è affetto da dipendenza affettiva non riesce a cogliere e a beneficiare dell’amore nella sua profondità ed intimità, il più delle volte, a causa della paura della separazione , della solitudine si tende a negare i propri bisogni, ci si “ maschera” replicando antichi copioni passati, gli stessi che hanno ostacolato la propria crescita personale.

      Quali sono le principali cause all’origine della dipendenza affettiva?

Le cause, sono da ricercare ,in particolari dinamiche familiari, che hanno portato la persona dipendente a costruirsi un’immagine di SE’ come di persona inadeguata, indegna di essere amata, dove il termometro dell’autostima è nella capacità di sacrificarsi  per la persona amata. Una caratteristica fondamentale è il concetto  di chi siano le figure di attaccamento, di dove le si possa trovare, e di come ci si può aspettare che reagiscono. Analogamente , nel modello operativo del SE’ che ciascuno si costruisce fondamentale è il concetto di quanto si sia accettabili o inaccettabili agli occhi delle figure di attaccamento. Quando il bambino non ha la certezza  che la madre  ( figura di attaccamento) sia disponibile  a rispondere ad una richiesta di aiuto, quando risponde solo ad alcune richieste emozionali,ad altre, invece, lo scoraggia, allora il bambino fonderà la sua identità in virtù delle risposte favorevoli disconoscendo gli altri aspetti di sé, con la conseguente causa di una formazione di un Sé non integrato ed instabile. L’esplorazione del mondo che lo circonda diventa incerta, esitante, caratterizzata da ansia, egli sarà incline ad angoscia di separazione. Questo stile di attaccamento è innescato, come si è detto prima, da una figura che è disponibile solo in alcune occasioni ma non in altre, e da soventi separazioni, se non addirittura da minacce di abbandono, usate come mezzo coercitivo.

Bowlby fa l’esempio di alcune madri che da bambine avevano subito maltrattamenti, queste tenderanno ad instaurare meno interazione con i loro bambini. Soprattutto, essendo vissute nella minaccia e nella conseguente paura di essere abbandonate dai genitori, avranno sviluppato l’angoscia di essere poi abbandonate dal futuro compagno e considereranno, poi, la violenza fisica come modello naturale che trasferiranno in eredità alla propria discendenza.

 Sulla struttura  di questi modelli complementari l’individuo basa le sue previsioni di quanto le sue figure di attaccamento potranno essere accessibili e responsabili  se egli si rivolgerà a loro per aiuto.

Sono persone che riescono a tollerare tradimenti o anche violenze da parte del partner perché senza di lui o lei si sentirebbero completamente persi.

Svariati studi hanno evidenziato chi da adulto è dipendente d’affetto, da bambino  ha ricevuto continui messaggi da parte dei propri genitori, di non essere degno di amore e di attenzioni, molto spesso questi bambini sono cresciuti troppo in fretta prendendosi cura dei propri genitori imparando così che l’unico modo per ottenere amore è quello di sacrificarsi per l’altro, questi studi hanno sottolineato che l’infanzia di chi soffre di dipendenza affettiva è stata avvolta da carenza affettiva che da adulti si cerca di colmare  e compensare con atteggiamenti iperprotettivi e controllanti nei confronti del partner.

Le donne dipendenti attuano comportamenti protettivi nei confronti del partner, rivestendo ruoli di confidente, mamma o infermiera, in base alle necessità. La donna tende a mettere da parte i propri bisogni nel rapporto di coppia e nella situazione conflittuale soffoca la rabbia, la rimuove o la dirige contro se stessa, manifestandolo spesso  senso di colpa. Dietro tutto questo c’è sempre la paura che il partner possa abbandonarla.

L’uomo dipendente, invece, è più facile che mascheri il proprio bisogno d’affetto proiettandolo fuori di sé,investendo gran parte delle energie nel lavoro, impegnandosi in hobby e sport, o comportandosi in maniera protettiva.

Coloro che sono affetti da dipendenza affettiva  hanno vissuto nell’infanzia la totale assenza di sperimentare una sensazione di sicurezza  generando il bisogno nell’età adulta di controllare l’altro, nascondendo tale bisogno dietro un’apparente tendenza all’aiuto.

 

                                  Come aiutare coloro che soffrono di dipendenza affettiva

Attraverso un percorso di riflessione e di condivisione delle esperienze imparano a riconoscere le cause e a valutare le conseguenze della propria dipendenza affettiva, iniziando, a sperimentare modalità di cambiamento e di liberazione della sofferenza.

L’obbiettivo è di trovare nuove chiavi di lettura che permettano di crescere cercando nuove soluzioni per vivere una vita sempre più soddisfacente: non accontentarsi mai, senza disprezzare il presente che è proprio il miglior stimolo per dare svolta alla propria esistenza.

L’obbiettivo terapeutico è quello di permettere al paziente di risvegliarsi come da un incubo, riconoscendo le costrizioni subite, staccandosi dai modelli ricevuti e aprendosi a nuove possibilità di scelta, grazie ad una maggiore comprensione di sé.

 

Roma 18.06.2009                                                                                                   

Dott.Bernabeo Maria

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