L'autostima negli adolescenti

L’autostima è uno schema interattivo con l’ambiente circostante.
Gli stimoli esterni presi in considerazione dagli adolescenti per la loro autovalutazione sono:

Relazioni sociali: avere buone abilità sociali permette al ragazzo di avere molti amici, essere tra le persone popolari della scuola, avere maggiori possibilità nei primi approcci con l’altro sesso. I ragazzi con buone abilità sociali sono spesso invidiati dai coetanei più timidi perché sono quelli invitati ad ogni avvenimento, capaci di movimentare le feste, sempre al centro dell’attenzione. In età adulta le diversità vengono volentieri accettate (anche le persone timide o inibite sono apprezzate, hanno dei partner, successi in svariati campi) mentre da ragazzi il sentirsi diversi può significare essere soli. Anziché pensare a migliorare alcune abilità carenti, i ragazzi timidi sognano di diventare quelli popolari, di essere l’opposto del loro reale temperamento, si scoraggiano perché vogliono assomigliare a modelli troppo lontani.

Competenza e controllo dell’ambiente: in adolescenza iniziano le prime responsabilità, ad esempio bisogna farsi rispettare nel proprio ambiente, non prendersela troppo per gli insuccessi, avere un senso dell’ironia, conquistare la fiducia degli altri. Si inizia a pensare al futuro, si è chiamati a scegliere la propria istruzione, "cosa si vuol fare da grandi" in termini realistici. Si deve essere in grado di capire quali sono le proprie abilità per sfruttarle. Purtroppo, i ragazzi svogliati e annoiati, che non fanno molti sforzi per ottenere dei risultati, potrebbero sperimentare di non avere capacità nel controllare l’ambiente, richiedere il supporto degli adulti più di quanto sia considerato normale per l’età.

Successo scolastico: indubbiamente, buoni voti a scuola consentono di sentirsi "bravi", "intelligenti" e di ricevere rinforzi da altri per i propri successi. Scarsi risultati a scuola, mal compensati in altri ambiti, possono far insorgere l’idea di avere meno valore di altri.

Famiglia: un buon rapporto con i genitori, la possibilità di disporre di supporto e comprensione in famiglia, il sentirsi amato, di certo rende il ragazzo più sicuro. Al contrario, la sensazione di non essere apprezzato, le critiche e le lamentele da parte dei genitori, o semplicemente la sensazione che la propria famiglia sia differente dalle altre che si frequentano (per difficoltà economiche, provenienza, religione, abitudini quotidiane) può compromettere lo sviluppo dell’autostima.

Emozioni: l’ansia e la depressione sono problemi che riguardano anche gli adolescenti. Essere preoccupati per come si è, non piacersi, l’insicurezza e i desideri di fuga sono fonte di grande sofferenza. Inoltre, l’adolescente ha minori abilità, rispetto all’adulto, di controllare le proprie emozioni, di non "prendersela troppo", ha meno possibilità di scegliere ambienti in cui è a suo agio. Essere sopraffatti da emozioni negative e non avere strumenti di compensazione porta alla chiusura in sé e, in alcuni casi, può essere l’inizio di disturbi psicologici.

Per una buona autostima non è necessario eccellere in ognuno degli ambiti sopra elencati, scarse capacità in un ambito possono essere ben compensate da un altro.
Questi cinque principali aspetti legati all’autostima vengono misurati da un test, il TMA di B. A. Bracken.
Esso è un protocollo adatto dai dieci anni in su, mentre all’epoca delle elementari è meglio utilizzare il test "Cosa penso di me", di A. Pope, tradotto da Di Pietro, più semplice ma altrettanto valido.

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Alessandra Banche

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