Socialità e sviluppo individuale

Molte ricerche, già a partire dagli anni 70, hanno cercato di analizzare le dinamiche d’interazione del bambino con l’adulto.

È importante considerare, infatti, lo sviluppo del Sé come un prodotto della relazione tra il bambino e la sua realtà oggettuale (padre, madre…).

Bronfenbrenner (1977), parla a tal proposito di ecologia dello sviluppo infantile.
Per analizzare meglio questa prospettiva, è utile far riferimento ad una gamma di fattori:

  • Organistico: fattori responsabili delle caratteristiche del comportamento;
  • Interattivo: gli scambi relazionali;
  • Relazionale: i legami interpersonali;
  • Sociale: i legami diadici che si inseriscono all’interno di un gruppo.

L’esperienza relazionale del bambino, dipende da questi fattori ed ogni risposta dell’individuo rappresenta un tassello del suo sviluppo.

Secondo una prospettiva interazionista, individuo-ambiente trans-agiscono(interagiscono dinamicamente), a partire dalle prime esperienze di scambio emotivo che l’individuo sperimenta: ciò ci riconduce alle prime forme relazionali, ovvero al rapporto madre-bambino.
La qualità di questa relazione determina lo sviluppo della personalità.

John Bowlby (1988) sostiene che quando una madre e il suo bambino sono l’uno di fronte all’altro, si ha una prima fase di interazione sociale, che va comunque inquadrata nella rete delle diverse forme relazionali che il bambino sarà in grado di costruire nei suoi primi anni di vita.
In base a questa prima forma di relazione, alcuni studi hanno voluto documentare l’influenza che, forme devianti d’interazione hanno nella formazione della personalità, a partire dalle reazioni del piccolo ad alcuni comportamenti materni. È il caso delle ricerche effettuate sulle madri depresse, in cui si sono evidenziate risposte asincroniche da parte di quest’ultime, rispetto alle espressioni del bambino.
La percezione che l’infante ha dell’ambiente circostante, i significati che egli attribuisce agli eventi, dipendono essenzialmente dalla qualità delle relazioni sociali, che costellano la sua esperienza.

Rotter (1954), definisce importanti, per lo sviluppo della personalità, le aspettative future e le mete che, entrambe, indirizzano la condotta.
In tale prospettiva, un disturbo di personalità, potrebbe configurarsi come il prodotto di aspettative e mete inadeguate.
Esperienze sociali e caratteristiche di personalità, diventano importanti al fine di comprendere il soggetto e la sua storia.
Situazioni avverse e inadeguatezze individuali, possono amplificare tratti di personalità devianti e produrre uno sviluppo distorto.

Secondo la definizione di Hampson (1982), la personalità è una costruzione che si dispiega lungo tutto il corso della vita.
Ogni fase evolutiva si caratterizza per stili e modalità di comportamento.

Kelly (1955) considera, a sua volta, la personalità come organismo attivo, in cui non va trascurata la componente affettiva che pone in evidenza il ruolo attivo del soggetto nella sperimentazione e costruzione della realtà.
L’autore parla, a tal proposito, di corollario di socialità, per cui una persona può svolgere un ruolo nel processo sociale che coinvolge altre persone.
Nel panorama delle teorie che mirano ad evidenziare aspetti innati o appresi, al fine di una costruzione individuale, possiamo dire che ognuno di noi si allinea sempre ad un sistema, in primis quello della famiglia, fondamentale per la nostra crescita. Ma all’influenza di un contesto situazionale, si affianca un modello di comprensione che tenga conto della realtà interna, della modalità di elaborazione di certi eventi e del peso che quest’ultima ha sullo sviluppo personale.

Bibliografia:

  • Bronfenbrenner U. (1979); Ecologia dello sviluppo umano, il Mulino, Bologna, 1986.
  • Bowlby J. (1988); Una base sicura, Raffaello Cortina Editore, Milano, 1989.
  • Marcelli D. (1982); Psicopatologia del bambino, Masson, Milano, 2003. Kelly G.A. (1955); The psychology of personal constructs, Norton New York
  • Rotter J.B. (1954); Il ruolo della situazione psicologica nel determinare la direzione del comportamento umano, in G.V. Caparra e R. Luccio (a cura di), Teorie della personalità, vol. II, Bologna, Il Mulino, 1986.

dott. Pierdomenico Bradascio

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