Ho preferito la comunità

Ho avuto modo di leggere la lettera, presente nella rubrica "esperto risponde" scritta dalla mamma della ragazza quindicenne che ha chiesto di andare a vivere in una casa famiglia, invece di continuare a vivere con la sua VERA famiglia.

Queste parole mi hanno fatto riflettere (non suonano nuove alle mie orecchie).
Io sono andato a vivere in una comunità esprimendo il mio desiderio: "ho bisogno di una famiglia".

Per me entrare in una comunità alloggio è stata una sfida, una specie di lotta in cui ero convinto di uscire vincente. Sono arrivato proponendomi con spavalderia, tanto che mi è stato detto "vuoi la linea dura, e la linea dura avrai".
Col senno di poi posso dire che questa esperienza mi è servita, sono maturato, ma a quale costo!
In realtà ero spaventato, e il ricordo di quella paura è ancora piuttosto vivo, nonostante siano passati due anni.

Mi sono ritrovato in mezzo a tanti sconosciuti, gente con cui, per comodità, fingevo di essere amico.
Cercavo affetto e calore, ma lì non c'erano! Cercavo della compagnia, ed invece c'era la solitudine.
Dopo un anno me ne sono andato, ho cercato di riprendere in mano la mia vita.
Ho riflettuto molto, ho provato a capire cosa mi ha portato ad entrare in una comunità.

Credo che la mia decisione sia stata presa soprattutto per sfida con i miei familiari, ma i problemi con loro li avrei dovuti risolvere in altro modo.
Avrei dovuto dialogare di più, avrei dovuto essere stato in grado di dire a mia madre: "perché sei arrabbiata?", forse sarebbe bastato questo per non sentirmi solo. Leggendo le esperienze degli altri, ho modo di tornare indietro e di rivivere ciò che mi è capitato.

Scrivo perché spero che la mia testimonianza possa aiutare qualcuno a capire.

Luca

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