La terapia analitica

La terapia analitica è stata ideata da Carl Gustav Jung, che ha chiamato così il suo metodo per distinguerlo dalla psicoanalisi.

Jung, studioso di immensa conoscenza, si interessò a tutte le correnti di pensiero, intraprese molti viaggi, scoprì uomini non toccati dalla civilizzazione per cercare l’origine della cultura occidentale.
Le sue scoperte lo portarono a ipotizzare l’esistenza di un inconscio collettivo e di una forte influenza dei miti antichi sulla psiche.

Il suo pensiero diverge da quello del suo celebre maestro Freud, dal quale si separò fondando un nuovo approccio psicoterapeutico.
Per Jung, nella cura psicologica è fondamentale la relazione che viene a crearsi con il paziente.
Si tratta di una relazione a due, speciale e unica con ogni persona.
Un terapeuta può capire il suo paziente se ha avuto a sua volta l’esperienza della malattia e può aiutarlo se è riuscito a superarla.
Per questo, ogni allievo, prima di diventare psicoterapeuta, deve sottoporsi ad un training di analisi.

Tra i lavori di Jung, uno dei più famosi è "Tipi psicologici", opera di grande interesse che ha portato termini quali introverso ed estroverso a far parte del linguaggio comune.
Per Jung:l’estroverso pensa, sente, agisce in relazione alla realtà oggettiva che lo circonda mentrel’introverso si concentra maggiormente sulla propria interiorità: pensa, sente, agisce in relazione a fattori soggettivi.
Questi due atteggiamenti nei confronti del mondo sono affiancati da quattro tipi funzionali, che prendono spunto dai quattro temperamenti dell’antica medicina greca (collerico, melanconico, sanguigno, flemmatico).
Ne emergono quattro funzioni della coscienza, raggruppate in due coppie di opposti: Pensiero- Sentimento Intuizione- Sensazione.
Dalla combinazione dei due atteggiamenti e delle quattro funzioni Jung ideò otto tipi psicologici, descrittivi della personalità e determinanti la scelta degli interessi o la compatibilità con un partner:

  • Il pensiero estroverso (scienziati, economisti) si comporta verso se stesso e verso gli altri secondo regole fisse e principi universalmente validi. Conferisce un potere decisivo alla realtà, all’ordine e ai fatti materiali .
  • Il pensiero introverso (filosofi) si orienta soprattutto in base al fattore soggettivo. I fatti hanno un’importanza secondaria, mentre sembra possedere valore dominante lo sviluppo e l’esposizione dell’idea soggettiva.
  • Il sentimento estroverso (cantanti , anfitrioni) Comunemente ben inserito nel suo tempo e nel suo ambiente, è interessato al successo personale e al riconoscimento sociale, è volubili e alla moda
  • Il sentimento introverso (monaci, musicisti) è inaccessibile, ma piacevole nella sua armonia e autosufficiente. Ha talento per la musica e per la poesia .
  • La sensazione estroversa (costruttori, speculatori) Il senso dei fatti oggettivi è straordinariamente sviluppato. E’ capace di godere in modo piacevole e vivo, ma talvolta la sua sensualità è portatrice di perversioni e dipendenze ossessive
  • La sensazione introversa (collezionisti, esteti) Si nutre di impressioni sensoriali e si cala nelle proprie sensazioni interiori. Ha senso estetico, spesso è modesto, assorto.
  • L’intuizione estroversa (imprenditore, avventurieri) E’ bravo a fiutare le prospettive nascenti, spesso leader carismatico, sa imporsi nelle situazioni di crisi. E’ sempre alla ricerca di nuove possibilità, rischia di soffocare nelle situazioni stabili.
  • L’ intuizione introversa (mistici, poeti) coglie i processi che si svolgono nell’intimo della coscienza creando da un lato il mistico sognatore e veggente e dall’altro l’uomo fantasioso e l’artista. Se non è un artista, è spesso un genio incompreso.

Alessandra Banche

Vedi tutti gli articoli pubblicati dall'autore
psicoterapie
1]


Il sito Disclaimer Mappa del Sito Area riservata