Schema Therapy

La schema therapy è stata ideata dallo psicoterapeuta Jeff Young e può essere considerata un arricchimento della terapia cognitivo e comportamentale.

Tale approccio terapeutico sembrerebbe particolarmente adatto alla cura dei disturbi di personalità (che Young preferisce chiamare problemi di personalità a lungo termine) e ottiene buoni successi in quei casi dove la classica terapia cognitivo e comportamentale sembra essere insufficiente.

I pazienti a cui è consigliabile una schema therapy presentano alcune tra le seguenti caratteristiche:

  • ripetizione di relazioni interpersonali instabili, per cui verrebbero scelti sempre partner inadatti
  • esperienze negative con le figure genitoriali, quali episodi di abusi, negligenza, deprivazione emotiva o, all’opposto, iperprotezione
  • umore instabile
  • sensazione di essere alieni a sé stessi
  • atteggiamenti impulsivi (ad esempio, autolesionismo, gioco d’azzardo, abuso di alcool..)

E’ possibile che queste persone abbiano in passato intrapreso molte psicoterapie, ma con scarsi risultati.

Gli insuccessi potrebbero avere contribuito alla sfiducia che ripongono in sé.

Il terapeuta che utilizza la schema therapy cerca di comprendere a fondo la sofferenza del paziente, di creare con lui una buona relazione e di capire quali sono gli schemi utilizzati dalla persona in questione (da cui, appunto, deriva il nome).

Vengono definiti schemi le strutture utilizzate per rispondere ad una situazione. Si tratterebbe di una sorta di guida per decidere nell’immediato come comportarsi di fronte ad uno stimolo (ad esempio, per valutare se è il caso di aggredire o scappare quando si è importunati, se accettare o rifiutare le avances di un ammiratore…).

Gli schemi sono molto utili nella vita quotidiana, e vengono imparati durante l’infanzia.
Può accadere che una persona sia cresciuta in un ambiente carente dal punto di vista affettivo ed educativo, e così abbia appreso a comportarsi seguendo degli schemi maladattativi.
Ad esempio, un bambino vissuto con dei genitori violenti, ha imparato ad esprimersi con molta aggressività, ha capito che solo gridando e alzando le mani si può essere rispettati.

Per stare bene a casa sua, per non essere sopraffatto dai familiari, deve dimostrare di essere forte ma questo atteggiamento potrebbe arrecargli non pochi problemi da adulto, quali guai con la legge, difficoltà a mantenere un lavoro, relazioni sentimentali turbolente.

L’esprimere sé stessi attraverso gli schemi maladattativi porta ad una certa sofferenza e sfiducia.
La persona che reagisce con un eccesso di aggressività sta male, perché si rende conto che le cose vanno sempre storte, percepisce che qualcosa non va in lei, ma allo stesso tempo non sa da dove provenga questo malessere e come porvi rimedio.

Lo psicoterapeuta ha quindi il compito di aiutare il paziente ad individuale le modalità maladattative presenti nei suoi atteggiamenti, a correggerle insegnando modi corretti di relazionarsi e di esprimersi.

Questo è un lavoro molto delicato che richiede del tempo, fino a tre anni di terapia per essere completato

Alessandra Banche

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