Dinamiche familiari nella conflittualità

                                                      DINAMICHE  FAMILIARI  NELLA CONFLITTUALITA’

 Il principale compito che la famiglia separata si trova ad affrontare  è la riorganizzazione delle relazioni familiari a livello coniugale e genitoriale. Per poter gestire il conflitto emergente dalla separazione in maniera cooperativa, a livello coniugale la coppia deve elaborare il divorzio psichico e quindi il fallimento del legame.

A livello genitoriale è necessario che gli ex coniugi continuino a svolgere  il ruolo di padre e madre e a riconoscersi come tali istaurando un clima di cooperazione per tutti gli aspetti che riguardano l’esercizio della genitorialità, purtroppo ciò molto spesso è una pura chimera.

Il perdurare del conflitto, dopo molto tempo dalla separazione costituisce la principale fonte di stress non solo per la coppia ma soprattutto per i figli che continueranno ad essere coinvolti in dinamiche disfunzionali sia dal punto di vista relazionale e genitoriale.

Nell’ambito genitoriale , la sindrome più frequente è la PAS “ Sindrome di Alienazione Genitoriale” disturbo che insorge essenzialmente nel contesto delle controversie per l’affidamento dei figli. La sindrome di alienazione genitoriale si manifesta con la denigrazione da parte dei figli di uno dei genitori, denigrazione che avviene attraverso la complicità di uno dei due genitori, generalmente chi sviluppa tale atteggiamento è il genitore affidatario con il contributo del figlio , contributo che avviene nella maggior parte dei casi per soddisfare il genitore denigrante.

La sindrome di alienazione genitoriale si delinea come una configurazione particolare di un sistema familiare altamente conflittuale; nella maggior parte delle separazione il genitore alienante è la madre e il padre la vittima; secondo uno studio condotto da LOWESTEIN (1999) i genitori risultati alienanti sono: il 75% madri e il 25% padri. Per l’autore, la madre, rimane al centro della vita familiare anche dopo una separazione, in virtù di questo ruolo, le madri tendono ad utilizzare qualsiasi arma per essere certe di mantenere questo potere sui figli.

Le tecniche messe in atto dal genitore alienante ( GULOTTA 1998) come la sgenitorializzazione dell’ex coniuge chiamandolo per nome, manifestando comportamenti intrusivi durante le giornate che il minore trascorre con l’altro genitore, impedendo all’ex coniuge di entrare in casa facendolo aspettare fuori, come un qualsiasi sconosciuto, meta comunicando  sull’altro genitore in modo paradossale creando delle modalità a doppio legame che tendono unicamente a confondere il minore rendendolo più suggestionabile.

Il processo, che avviene, dall’attaccamento alla sindrome di alienazione genitoriale è un percorso continuativo e ripetitivo, che scatta nella maggior parte delle volte con bambini di età tra gli 8-9 anni, quelli di età inferiore hanno difficoltà a dimostrarsi dei buoni alleati, la sindrome di alienazione genitoriale è infatti tipica dei figli adolescenti.

 

Come già precedentemente detto la sindrome di alienazione genitoriale inizia e viene mantenuta dal genitore affidatario il quale dà atto ad una serie di tecniche di programmazione attingendo ad un sistema di credenze: valori morali, religiosi, personali, sociali diretti a demolire il genitore bersaglio per raggiungere un unico scopo distruggere la relazione tra l’altro genitore e il /i figli.

Gli effetti della sindrome di alienazione sui figli dipendono:

-          Dalla severità del programma

-          Dal tipo di tecniche di lavaggio del cervello utilizzate

-          Dall’intensità con cui viene portato avanti il programma

-          Dall’età del figlio e dalla sua fase di sviluppo, oltre che dalle sue risorse personali

-          Dalla quantità di tempo che essi hanno trascorso coinvolti nel conflitto coniugale

L’impatto della sindrome non è mai benigno poiché coinvolge:manipolazione, rabbia, ostilità e malevolenza a prescindere dal fatto che il genitore programmante ne sia più o meno consapevole; ciò che si ottiene sui figli è sempre un grave lutto di una parte di sé.

Alcuni figli continuano a sperare nella riunione dei genitori e in questi casi all’alienazione si assommerà alla vergogna per aver perso un genitore. I ragazzi alienati che testimoniano contro il genitore bersaglio si ritroveranno a dover lottare in futuro con forti sensi di colpa, a cui si affiancheranno le paure di abbandono e della perdita del genitore programmante.

Da alcuni studi si è evidenziato che figli alienati sono genitori programmanti, dal momento che durante la programmazione questi ragazzi possono sviluppare potenti sentimenti di ostilità e hanno carta bianca nel darne libero sfogo, si presentano come soggetti ch si introducono volontariamente nei conflitti con modalità antagonistiche , dimostrandosi irrispettosi, ignoranti, non collaborativi, maleducati , ricattatori e più delle volte vanno male a scuola, fanno della manipolazione uno strumento relazionale, non è raro vedere l’ostilità anche tra fratelli.

I ragazzi alienati presentano molto spesso disturbi dell’identità, sono molto vulnerabili alle perdite ed ai cambiamenti, regrediscono a livello morale e continuano a operare anche oltre l’adolescenza una netta dicotomia tra bene e male. La regressione può essere presente in diversi ambiti di sviluppo in quanto il processo psicologico in atto è molto costoso, quindi possono presentare un’ampia confusione cognitiva, presentando una dissonanza ingestibile tra realtà programmata e la creazione di genitori immaginari a sostituzione del genitore perduto.

Quanto, detto fino ad ora, dimostra quanta poca attenzione si presti alla qualità  del rapporto dei figli col genitore non affidatario, che al contrario di ciò che comunemente si pensi , tuttavia, coloro che lasciano la famiglia non intendono separarsi dai figli ma solo dal proprio coniuge e andrebbero aiutati affinché la loro separazione dai figli non avvenisse mai.

Bernabeo Maria

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