Bambini con Sindrome di Down

Chi ha avuto la possibilità di conoscere un piccolo con Sindrome di Down ne sarà rimasto affascinato.
Questi bimbi dagli occhi a mandorla e il viso tondo ispirano molta tenerezza, e sanno dare tanto affetto.

Hanno bisogno di molte cure, perché sono delicati.
La loro pelle chiara e secca è molto sensibile, predisposta a malattie.
I loro muscoli sono poco elastici, perdono massa muscolare.
Tendono all’obesità, spesso hanno problemi articolari.
Possono avere malformazioni cardiache, sviluppano con più facilità malattie metaboliche.

Frequenti sono i problemi intestinali, quali mal di pancia, stitichezza.
Tendono a diventare miopi, o ad avere problemi all’udito. La loro fragilità li costringe a sottoporsi spesso a visite mediche.

Per fortuna, i progressi scientifici degli ultimi anni hanno raddoppiato la loro aspettativa di vita e attualmente è sempre meno raro scorgerne alcuni con le rughe sul viso ed i capelli bianchi. Fino a venti anni fa, la loro speranza di vita era attorno ai 25, 30 anni soltanto.

I bimbi con Sindrome di Down si sviluppano più lentamente degli altri, sia fisicamente che intellettivamente: essi a tre anni potrebbero imparare a fare le cose che gli altri bambini fanno a poco più di un anno. La loro diversità ha fatto sì che fossero emarginati per molto tempo, quando essi avrebbero invece avuto bisogno di più interesse per sviluppare le loro potenzialità!

Crescendo, diventano originali e creativi, ma necessitano di più stimoli per definire la loro personalità.
Se stimolati nel modo appropriato, questi bimbi, diventati adulti, possono raggiungere una buona autonomia, riuscendo anche a vivere da soli e ad avere un lavoro.

Queste persone, fin da piccole, si rendono conto di essere "diversi", di avere più difficoltà dei loro coetanei.

Non è semplice manifestare il disagio e la rabbia per non potere fare molte cose e la sofferenza può sfociare in scoppi d’ira.
Alcuni di loro, per farsi accettare, adottano atteggiamenti buffi nelle loro interazioni e vengono benvoluti per la loro simpatia. Altri, al contrario, si isolano. La rassegnazione alla propria condizione è inesprimibile e viene somatizzata, più frequentemente sotto forma di mal di pancia.

Questi bimbi ispirano molta tenerezza e voglia di proteggerli, sensazioni che possono diventare controproducenti quando l’eccesso di attenzioni dei familiari frena la spinta verso l’autonomia. La preoccupazione di compensare i deficit con regali e concessioni soffoca la voglia di mettersi alla prova.

Sembrerebbe che l’atteggiamento più corretto per stimolare questi bimbi sia permettere loro di sperimentare, di fare cose senza sostituirsi a loro. È bene stare loro vicino mentre fanno nuove esperienze e incoraggiarli, soprattutto con la comunicazione gestuale. In questo modo acquisiscono una giusta sicurezza per fare da soli, non si abituano a chiedere costantemente aiuto.

Importante è dare sempre loro il tempo necessario per eseguire compiti o rispondere a delle domande: bisogna ricordare che sono un po’ più lenti dei loro coetanei e il non rispettare i loro tempi potrebbe irritarli.

Alessandra Banche

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