Enuresi

Genitori particolarmente esigenti possono allarmarsi se il loro bambino, dopo i due, tre anni, bagna ancora il letto oppure ha "incidenti" durante la giornata.

In genere non è il caso di preoccuparsi perché il fenomeno prima dei cinque anni presenta un tasso di remissione spontanea molto elevato (solo l’1% dei casi continua fino all’età adulta), ed è per questo che rimedi popolari, quali benedizioni, diete asciutte o ingestione di topi fritti riscuotono molto successo.

Per fare una diagnosi di enuresi si devono attendere almeno i sei anni, età in cui ci si aspetta che ogni bambino normale abbia raggiunto il controllo della vescica. Inoltre, bisogna essere sicuri che non ci siano problemi a carattere medico (ad esempio, infezioni alle vie urinarie).

L’enuresi può essere distinta in:

  • enuresi primaria, quando il bambino, nonostante l’età, non abbia mai padroneggiato il controllo della minzioneenuresi
  • secondaria, qualora il bambino abbia perso il controllo precedentemente acquisito
  • continua, se il bambino bagna sempre il letto
  • intermittente, se gli "incidenti" non sono regolari
  • notturna-diurna, più comune nelle femmine e rara dopo i nove anni.
    Può essere dovuta all’ansia di usare il bagno in particolari ambienti.

I problemi legati all’incontinenza sono spesso causa di vergogna ed imbarazzo, possono interferire con le relazioni sociali ed avere effetto negativo sull’autostima.
In alcuni bambini che soffrono di enuresi possono essere presenti altri disturbi dello sviluppo, come ritardo del linguaggio, dell’apprendimento e delle capacità motorie.

L’intervento psicologico è consigliato, in particolare, la terapia comportamentale ottiene buoni risultati nell’80% dei casi.
Il restante 20% dei casi sembrerebbe riferirsi a quei bambini in cui l’enuresi è solo un sintomo di un disagio emotivo profondo, quali problemi in famiglia, ansia, per cui sarebbe consigliabile procedere con trattamenti più complessi.

La terapia prevede un iniziale monitoraggio degli orari e del volume delle minzioni, poi procede con l’applicazione delle seguenti strategie:

  • Bell and pad: si usa nel caso di enuresi notturna.
    Un apparecchio elettronico suona non appena il bambino, durante il sonno, inizia a bagnare il letto. La finalità è quella di svegliare il bambino per permettergli di andare in bagno. Dopo pochi risvegli, il paziente impara a riconoscere le contrazioni vescicali e a risvegliarsi automaticamente, evitando così incidenti.
  • Aumento della capienza vescicale: il bambino viene invitato a ritardare di alcuni minuti l’andare in bagno rispetto al momento in cui ne avverte la necessità.
    Col tempo, si ridurrà il numero delle minzioni durante una giornata.
  • Eliminazione di rinforzi contingenti: qualora il bambino, per via del suo disturbo, riceva maggiori attenzioni.

Nella terapia possono essere usati anche dei farmaci per rilassare il detrusore (muscolo che circonda la vescica) e ridurre la profondità del sonno.
Tra i più usati, si possono citare il Tofranil, il Ditropan, il Minirin.
In genere l’intervento farmacologico assicura risultati rapidi, ma anche un alto tasso di ricadute alla sua sospensione.
Inoltre, la consapevolezza di stare meglio grazie alle medicine, e non per via delle proprie capacità, sembra un fattore che favorisce la ricomparsa del disturbo. 

Alessandra Banche

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