La diffusione della bulimia

I primi interessi scientifici nei confronti della bulimia nervosa risalgono agli anni ’80.

Questa malattia sembrerebbe comparsa all’inizio degli anni ’70, in un contesto socioculturale caratterizzato da:

una pressione sociale verso un ideale estetico nuovo (è considerato bello chi è magro)

modelli imperativi che obbligano verso una forma.

Vi sono professioni maggiormente a rischio, quali la modella, la ballerina, che, per avere successo, sono costrette a mantenere un peso prestabilito, al di sopra del quale non potrebbero lavorare

il disprezzo dei mass-media nei confronti dell’obesità.

Le statistiche attualmente a disposizione illustrano che la bulimia:

colpisce l’1% delle giovano donne

in Italia, i malati risultano così distribuiti: 0,5-1% al Nord, 0,7-1% al Centro, 1,7% al Sud.

I paesi maggiormente colpiti sembrerebbero essere: Stati Uniti, Canada, Europa, Australia, Giappone, Nuova Zelanda, Sud Africa.

Gli studi sono stati principalmente fatti su soggetti di razza bianca, ma la presenza della malattia è stata rilevata anche in altre etnie

è più frequente oggi che in passato

l’età di esordio è tra i 12 e i 25 anni

interessa tutte le classi sociali

le persone bulimiche sono in genere di peso normale

i maschi sono colpiti dieci volte in meno rispetto alle femmine.


Inoltre, la bulimia può manifestarsi congiuntamente ad altre problematiche psicologiche, in particolare:

disturbi dell’umore

disturbi d’ansia

abuso o dipendenza da sostanze

disturbi di personalità

Alessandra Banche

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disturbi alimentari
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