Dalla “coperta di Linus” ai videogames, l’importanza per il bambino.

Il gioco è indispensabile nella vita di un bambino, e oltre ad essere una piacevole e spontanea attività ricreativa e creativa, dal 1959 è anche un diritto: in questa data, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, nella Dichiarazione dei diritti del bambino, afferma che quest’ultimo deve avere tutte le possibilità di dedicarsi a tali attività, non solo come espressione puramente ludica, ma come opportunità finalizzata all’educazione e all’apprendimento; sarà compito della società favorire la concretizzazione di tale diritto.

Non meno importanti sono gli effetti che il gioco produce nella formazione della personalità, nello sviluppo cognitivo e sociale a partire dai primi mesi di vita del neonato.
Individuando come base descrittiva il passaggio dall’egocentrismo infantile alla socialità relazionale, possiamo analizzare il processo di sviluppo dell’attività ludica, suddividendola in tre fasi principali:

  • GIOCO SOLITARIO: è tipico del neonato nel primo anno di vita, ove non c’è reciprocità di interazione, se non nel contatto materno. Lo scopo è quello di esplorare e scoprire il proprio corpo ed il mondo esterno, attraverso sensazioni di movimento ed azioni ripetitive (gioco d’esercizio) quali il dondolamento, battere le mani, portarsi oggetti alla bocca, afferrare, fino all’apprendimento del coordinamento motorio, finalizzato ad uno scopo.
    Da una prospettiva psicoanalitica, il giocattolo a partire da questa fase, viene definito “oggetto transizionale (D. Winnicott) ossia qualcosa di morbido e caldo, su cui il bambino investe una forte carica affettiva, diventando uno strumento di difesa dall’angoscia prodotta dalla solitudine.
    Questo oggetto, ha un ruolo insostituibile per il suo sviluppo affettivo e sociale: è un ponte, che aiuta il bambino ad entrare in contatto con la realtà esterna, allentando la simbiosi con la madre, permettendogli di adattarsi ai cambiamenti e di superare le difficoltà future. Alcuni esempi tipici sono le bambole di pezza, i pupazzi di pelouche o semplicemente dei lembi di stoffa, come il famoso lenzuolino di Linus, il personaggio nato dalla matita di Schulz.
  • GIOCO PARALLELO: siamo ancora in una fase di “gioco infantile”, nell’età compresa tra uno ed i tre/quattro anni, dove si verifica un primo contatto ludico interpersonale (i coetanei e gli adulti), ma il gioco è ancora individualistico. Il bambino tuttavia, comincia a sviluppare la sua immaginazione e creatività mediante la creazione di scene, improvvisandosi attore o regista, cercando la complicità degli adulti: ad esempio fingendo di essere la mamma o il papà.
    Il simbolismo che emerge da queste attività permette di riprodurre (mediante imitazione), esperienze viste ma non ancora direttamente sperimentate. Il gioco di imitazione favorirà l’acquisizione dell’empatia, ovvero la consapevolezza delle emozioni provate da altri significativi mediante la comprensione degli stati emozionali simulati.
    Dal punto di vista cognitivo, il bambino si trova in una fase di gioco denominata “simbolica” o rappresentativa che progredirà fino ai 6 anni.
  • GIOCO SOCIALE: si svolge a partire dai 5 anni dove si manifesta un interazione sociale vera e propria, occasione offerta dalla frequentazione assidua di coetanei, a partire dalla scuola materna. Il gioco ora assume una connotazione più strutturata attraverso la condivisione univoca di regole: è in questa fase che ha termine il “gioco infantile” propriamente detto. Questo fenomeno, favorirà sia il potenziamento di determinate abilità cognitive (attenzione, concentrazione e memoria), sia la qualità delle interazioni con il gruppo (competizione e cooperazione). Questo permetterà al bambino di sperimentare lo stare con gli altri attraverso giochi maggiormente articolati, dove le regole non saranno una semplice imposizione, ma l’interiorizzazione di un modello comportamentale.
    A partire dai 6 anni, il gioco diventa un mezzo finalizzato alla socializzazione, fino al momento in cui all’interesse per il gioco condiviso (fondato sul movimento) farà spazio uno più individualistico: tipico dei giorni nostri è il gioco legato al mondo della tecnologia (videogames, computer, internet), a cui il bambino si avvicina sempre più precocemente.

Dott.ssa Rita Canu

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