L'assertività

Non siamo soddisfatti di come le persone si relazionano con noi?
Non ci sentiamo capiti, accontentati nei nostri bisogni?


Non ci sentiamo amati e rispettati?
Quante volte abbiamo desiderato cambiare i nostri colleghi, amici, parenti, amanti?


Quante volte abbiamo accusato gli altri di renderci infelici?

Il modo di reagire quando le nostre esigenze non vengono rispettate varia a seconda del nostro carattere, possiamo stare in silenzio senza esprimere la rabbia, rassegnarci, pensare che forse siamo noi a non andare bene, oppure reagire con aggressività, accusando il fautore della nostra infelicità.
Le differenti reazioni a questa situazione sono accomunate da un'unica motivazione: pretendiamo che gli altri ci rendano felici , ma purtroppo non lo fanno.


Il vissuto generato causa disagio, insoddisfazione, impariamo che è inutile chiedere, fare richieste diventa faticoso, oppure che per ottenere quel che vogliamo dobbiamo essere aggressivi.

La soluzione ai nostri problemi è molto più semplice, e può essere riassunta in un'unica parola: ASSERTIVITA'.

La filosofia di vita della persona assertiva è la seguente:


- Non mi aspetto che gli altri si comportino come io vorrei
- È un diritto dell'altro fare richieste


- È un nostro diritto rifiutare


- È un diritto comunicare le emozioni.

Relazionandoci agli altri avendo ben in mente questi principi, evitiamo di sentirci frustrati ogni qual volta le nostre aspettative non sono soddisfatte, impariamo a fare serenamente delle richieste, ad esprimere i nostri desideri accantonando la paura del rifiuto, a rispondere all'altro con empatia anziché con amarezza o aggressività.

Dobbiamo partire dal presupposto che non possiamo cambiare gli altri ma possiamo cambiare noi .


Per diventare assertivi è indispensabile monitorare il proprio comportamento per individuare le situazioni sociali in cui siamo stati passivi (abbiamo subito gli altri), o siamo stati aggressivi (ci siamo imposti, non rispettando gli altri).

Impariamo a:


- Discriminare: studiamo i nostri comportamenti prendendone distacco, evitiamo di giustificarci “sono stato costretto a fare così”

Analizzare le nostre emozioni: ammettiamo le nostre rabbie, frustrazioni, anziché tenercele dentro, nasconderle


- Individuare il comportamento bersaglio, ovvero come stanno attualmente le cose


- Individuare il comportamento meta, ovvero come vogliamo diventare.

Per cambiare, dobbiamo sognare, immaginarci diversi, fare dei piani perché i nostri sogni si avverino.

Il desiderio di cambiare, la capacità di concentrarsi solo su di sé, ci permetterà di realizzare i nostri progetti senza più sentirci vittime della situazione.
Ma soltanto trasformando il nostro progetto in azione, si otterrà il cambiamento.

La persona assertiva si comporta in un modo che la rende piacevole ed affascinate.
Ognuno di noi può diventare assertivo correggendo il proprio comportamento cercando di:

guardare il proprio interlocutore negli occhi mentre parla (per non apparire imbarazzati)

gesticolare per sottolineare alcune parti del discorso (per essere più convincenti)

assumere una postura eretta (chiudersi implica passività)

modulare il tono e il volume della voce (è importante come si comunica, non solo cosa si dice)

gestire lo spazio interpersonale (stare troppo addosso all'altro implica aggressività, troppo lontano implica paura: la distanza ottimale, se non si ha confidenza, è di circa un metro).

L'assertivo è dotato di una buona competenza sociale.
È una persona flessibile, concentrata su di sé anziché sull'altro, pronto ad assumersi le proprie responsabilità.
Egli è contraddistinto dalle seguenti caratteristiche:

afferma i propri bisogni e desideri

è autocritico

è autoironico

comunica sentimenti e stati d'animo

accetta il punto di vista altrui

non giudica ma valuta

cambia opinione, non è testardo

conosce i suoi punti di forza e i suoi limiti

ascolta l'altro

è in grado di dire di no senza sentirsi in colpa

non subisce e non aggredisce

sa chiedere scusa, ammette i propri errori

ha trovato un equilibrio tra i propri bisogni e quelli degli altri.

Tutti noi, con un buon training, possiamo diventare assertivi, o perlomeno, avvicinarci a questo modello, migliorando la nostra qualità di vita e riducendo le frustrazioni. I risultato raggiunto dipende dall'impegno e dal punto di partenza, ma tutti possiamo migliorare.

Esistono dei veri e propri percorsi, monitorati da psicologi, per diventare assertivi, si svolgono sia individualmente o in gruppo (questi ultimi sono considerati più efficaci).

Per concludere, terminerò con una gag.


Giovanni, persona assertiva, passeggia in città. Ad un certo punto egli viene fermato da due volontari che raccolgono fondi per una causa sociale.
Per costringere Giovanni a lasciare la sua offerta, uno dei volontari prova a fargli nascere dei sentimenti di colpa, pensando che Giovanni non possa proseguire la passeggiata senza avere donato qualcosa:


Lei è sensibile alla causa di questi poveri sfortunati? Hanno bisogno di un suo gesto per farcela.


La maggior parte delle persone si sarebbe fatta agganciare con questa semplice frase e avrebbe lasciato qualcosa, oppure sarebbe scappata via con la solita scusa: “ho molta fretta!”, magari provando imbarazzo, sensi di colpa, o irritazione.
Invece Giovanni, libero da queste sensazioni, si ferma:


Non sono sensibile al problema e non ho intenzione di lasciare nulla.


Giovanni non ha paura di dire quello che pensa, non gli importa del giudizio degli altri, lui è concentrato su di sé.
Peccato che il volontario sia una persona aggressiva, spiazzata di fronte all'assertività di Giovanni.
Il volontario reagisce con rabbia, l'unico modo che conosce per comunicare, e sputa in faccia a Giovanni!
Ma Giovanni, che non giudica ma valuta, che sa che il problema non è suo, ma del volontario che non sa accettare le reazioni altrui, risponde:


Lei, signore, ha troppa saliva!


Giovanni riesce sempre a trovare un motivo per sorridere, ad affermare i suoi bisogni, nulla lo spaventa, sa che è importante godersi ogni attimo della vita che, in fin dei conti, dura “un battito di ciglia”.

Alessandra Banche

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