La motivazione nella scelta di una professione

In genere, già da ragazzi si sceglie la professione che si farà nella vita adulta, anche perché il prepararsi a svolgere un lavoro comporta un percorso di studi e di praticantato lungo e impegnativo (ne sanno qualcosa gli studenti universitari!).
Una delle condizioni per avere successo e portare a termine il proprio progetto, di studio o professionale, è essere motivati a farlo. La scelta di svolgere un lavoro è principalmente dettata da tre fattori:
- incentivi economici, per cui si sceglie un lavoro per il guadagno che ne consegue
- bisogno di affiliazione, per cui si sceglie un lavoro per potere stare con altre persone, sentirsi parte di un gruppo, sentirsi accettati
- bisogno di autorealizzazione, in base al quale attraverso il proprio lavoro si esprimono le proprie attitudini e passioni, si cresce sia a livello professionale che personale.

Per essere soddisfatti della propria professione idealmente sarebbe auspicabile vedere realizzati tutti questi bisogni, ma l’ultimo di quelli sopra citati risulta indubbiamente il più importante.
Capita spesso di sentire studenti (anche questa è una professione!) che hanno una sorta di blocco nello studio.
In questi casi, se si analizza accuratamente la situazione, si può intuire che è venuta meno la motivazione, ed è importante chiedersi il perché questo sia successo.

Una prima domanda da porsi è: come mai si è scelta quella particolare scuola?
Si voleva accontentare i genitori?
Non ci si voleva separare dalla fidanzata del liceo?
Si è seguita la moda del momento?

Queste, ed altre simili risposte non sono abbastanza per darci la forza di fare tanti sacrifici e di essere in futuro un bravo professionista nel settore scelto o, comunque, una persona realizzata.
Sento casi di persone che, anche se finalmente arrivati ad una buona posizione lavorativa, economicamente agiati, abbandonano tutto per seguire quella passione che si portavano dietro da bambini, e che per anni avevano dovuto celare per anteporre i desideri di altre persone ai propri o perché, per vari motivi, ritenevano fosse la cosa migliore da fare.
A titolo esemplificativo, riporto i casi di tre donne che, non felici della loro condizione, hanno trovato il coraggio di dare una svolta alla loro vita per soddisfare quel bisogno di autorealizzazione presente in ognuno di noi.

La signorina A, residente in una grande città italiana, dopo essersi affermata nel settore della moda, con uno stipendio di circa sei milioni di lire al mese, ha abbandonato tutto per trasferirsi in Sardegna, al mare, la sua passione.
Per mantenersi confeziona con piacere manufatti per i turisti, guadagna molto meno rispetto a prima, ma è molto più felice.

La signorina B, che terminati gli studi di giurisprudenza, ha deciso di dedicarsi al sociale, settore per nulla attinente alla sua formazione, dove si sente davvero realizzata.

La signora C, per accondiscendere alle richieste del marito, ha lasciato gli studi universitari per dedicarsi alle faccende domestiche. La scelta dopo poco tempo ha iniziato a pesare. Questo malessere è sfociato in una separazione e l’iscrizione al primo anno alla facoltà che era stata abbandonata.

Concludo permettendomi di dare un piccolo consiglio ai lettori: prima di prendere qualsiasi decisione che influenzerà il resto della vostra vita, accertatevi che cosa sceglierete è ciò che volete, ascoltate quella parte di voi che vi sforzate di nascondere, perché prima o poi quella parte tornerà a farsi sentire e le conseguenze di una scelta sbagliata inizieranno a pesarvi. Come si dice, “prima o poi tutti i nodi vengono al pettine”.

Alessandra Banche

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