| L'evitante |
Le persone con disturbo di personalità evitante sono timide e schive. Entrambi i tipi prediligono la solitudine, evitano gli altri, ma sembrerebbe che la personalità evitante stia solo spinto da una forte vergogna per sé stesso. Insomma, l’ansia sociale è una componente fondamentale.La forte timidezza che li caratterizza sembrerebbe avere origini genetiche, ma indubbiamente l’evitante ha vissuto alcune esperienze che gli hanno fatto "capire" che è meglio starsene in disparte. L’evitante ha una opinione molto bassa di sé. Pensa di non essere affascinante e dà per scontato che nessuno possa interessarsi a lui, quando egli invece ne avrebbe un immenso bisogno. La sua vita è un continuo evitamento, scappare è l’unico modo che conosce per proteggere la poca stima di sé. Nelle relazioni intime non riesce ad aprirsi veramente, a lasciarsi andare, perché la sua paura di essere giudicato come inadeguato è troppo elevata. Il partner ha come la sensazione che egli abbia qualcosa da nascondere, di non conoscerlo a fondo, ed in effetti potrebbe essere così… Le prestazioni lavorative sono compromesse. In gruppo, le difficoltà a dare il proprio contributo rischiano di farlo apparire poco brillante. Il timore delle critiche può bloccare la creatività, impedire di prendere delle iniziative personali, di assumere delle responsabilità: solo rimanendo nell’ombra si può avere la certezza di non sbagliare, di non farsi notare. Riguardo alle amicizie, non è certo l’evitante a prendere l’iniziativa. Egli deve essere sicuro di piacere prima di avvicinarsi a qualcuno. Non è tipo da organizzare una serata, da proporre un invito, perché un rifiuto sarebbe vissuto come una conferma di essere una persona non attraente. Il disagio è maggiore in presenza di persone nuove, da cui teme maggiormente delle critiche. Una vita di questo tipo provoca molta sofferenza. È come se l’evitante sentisse dentro di sé dell’energia a cui non può mai dare sfogo perché qualcosa di inspiegabile glielo impedisce. Col tempo, si entra facilmente in un circolo vizioso: il non osare mai, anche se protegge dalle critiche, impedisce di ricevere complimenti, di sentirsi "bravo". È sempre più difficile essere appagati e, a forza di scappare, ciò che spaventa diventa sempre più spaventoso.In terapia si insegna alla persona evitante a mettersi alla prova. Solo con i rimandi positivi che egli avrà dopo le sue prestazioni potrà acquisire un po’ alla volta fiducia in sé stesso. Alessandra Banche Vedi tutti gli articoli pubblicati dall'autore |